Milano: la marcia degli anti-italiani



Redatto da Oltre la Linea.

Ancora Milano, ancora “antirazzismo” autoreferenziale. La marcia degli anti-italiani, però, ancora una volta non ha nulla a che fare con la lotta alla discriminazioni, ma solo con la solita ipocrisia in salsa sinistrorsa e con il marciume dei media completamente asserviti ad essa. Dopo i flop degli anni scorsi, stavolta i numeri sono più alti: niente a che vedere con le sparate degli organizzatori (200mila persone!) e ancora più divertenti di Repubblica (“oltre 250mila!”), visto che piazza Duomo colma, secondo tutte le possibili stime, può contenere massimo 80 o 90mila persone.

Ma in ogni caso riempire quella piazza è indice – per l’ennesima volta – della forza culturale della sinistra, quella che se ne frega del parere contro lo ius soli dell’80% degli italiani e manifesta lo stesso per imporlo anzitutto culturalmente, riuscendo nella solita impresa: riuscire a dare l’illusione di essere una maggioranza. Riuscire a farlo in un periodo di crollo dei consensi, rilanciando l’immagine migliore per provare a recuperarli. Chi li dà per finiti non ha idea di cosa stia parlando.

Passerelle, soliti vip modaioli, solite frasi caramellose senza alcuna sostanza pratica. E soprattutto, l’odio ormai esplicito per gli italiani unito all’assoluta indifferenza verso gli africani. Sindacalisti che ormai è ridicolo solo menzionare si impegnano in una battaglia politica che con il loro compito non c’entra nulla, anzi in palese contraddizione.

Pare futile ricordare che ieri, a Roma, si è tenuta un’altra manifestazione, contro il franco CFA, moneta praticamente coloniale che schiavizza 14 paesi africani e ne impedisce lo sviluppo economico. Niente titoloni dei giornali, niente esaltazione dell’Italia che ama contro quella che “odia”. Perché mentre nella capitale si è manifestato per aiutare davvero i bisognosi, a Milano si è marciato per promuovere l’immigrazione di massa, lo sfruttamento sul lavoro, le disuguaglianze tra Nord e Sud del mondo.

Un confronto imbarazzante. Da un lato c’è chi prova a risolvere i problemi, come Mohamed Konaré. Un uomo umile, inascoltato dalla stampa di massa che, lo ripeto da giornalista, è e rimane puttana dentro,  con buona pace di tutti coloro che criticarono la denuncia di Alessandro Di Battista. Dall’altro tanta falsità, arricchita da una capacità propagandistica inquietante.

A questi signori non interessa nulla dei mali del cosiddetto terzo mondo. Non gli interessa nulla degli italiani poveri e indigenti. Non gli interessa niente della lotta al razzismo, quello vero, quello generato dalle costrizioni e dall’annullamento delle identità e dei diritti di tutti, dalle guerre tra i poveri, autoctoni come allogeni. L’unico scopo che hanno è propagandare una società che non può esistere se non a costi umani indecenti e vergognosi. Una società che distruggerà tutti, noi e loro.

Noi continueremo a denunciarne l’ipocrisia, la falsità e il marciume interiore. Sempre. Perché contrastare l’immigrazionismo e i suoi idoli infimi è un dovere morale. Per il popolo italiano, per i popoli africani. Da giornalisti anzitutto: sperando che i tanti colleghi di buon animo, spesso sottomessi ai diktat del pensiero dominante, un giorno rialzino almeno un pochino la testa.

(di Stelio Fergola)

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