Omicidio Pamela, Meluzzi: “Rito della mafia nigeriana”



Redatto da Oltre la Linea.

«E’ una delle modalità classiche di intimidazione della mafia nigeriana». Lo afferma all’Adnkronos il criminologo Alessandro Meluzzi che per primo fece un collegamento tra la mafia nigeriana e l’omicidio di Pamela Mastropietro, la 18enne romana fatta a pezzi a Macerata un anno fa, commentando l’intimidazione, una bambola con la testa tagliata, ricevuta dalla moglie del pentito di ‘ndrangheta, supertestimone chiamato a deporre il 6 marzo, nel processo a Innocent Oseghale.

Secondo Meluzzi la mafia nigeriana «è un’organizzazione ricca, potentissima e radicata un Italia». Per il criminologo i legami tra la mafia nigeriana e il delitto Mastropietro sono nella «matrice, nel cannibalismo, nello spaccio di droga e nell’adescamento sessuale» ma anche «nella ritualità, nello squartamento, nella tecnica del lavaggio del corpo con la candeggina».

«Non è stato solo Oseghale. Testimonianze? Ne abbiamo». Ne è convinta Alessandra Verni, la mamma di Pamela Mastropietro, la 18enne romana che dopo essersi allontanata da una comunità di recupero è stata uccisa e fatta a pezzi a Macerata un anno fa, al termine della prima udienza del processo svoltosi lo scorso 14 febbraio nei confronti di Innocent Oseghale che deve rispondere delle accuse di violenza sessuale, omicidio, occultamento e vilipendio di cadavere. «Ci aspettiamo la condanna di Oseghale al massimo della pena possibile», aveva detto questa la donna. In aula c’erano entrambi i genitori della vittima, Stefano Mastropietro e Alessandra Verni, a pochi passi dall’uomo accusato di aver massacrato la loro figlia. In tribunale anche il sindaco Romano Carancini e il questore Antonio Pignataro.

(La Redazione)

 

 

 

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