L’elettore medio di “sinistra”: tre caratteristiche



Redatto da Oltre la Linea.

L’elettore medio di “sinistra” presenta svariate caratteristiche. Tra tutte, credo che tre spicchino in particolar modo:

1. Nella migliore delle ipotesi, è una sorta di “apolitico” non necessariamente legato al PD, ma  che di fatto vota tutti i partiti che in qualche maniera ne fanno il gioco politico (tra passato e presente: Di Pietro e IDV, LeU, SEL, per citare le formazioni, mentre Luigi De Magistris può essere il valido esempio di un contesto locale). In virtù di ciò, è straconvinto di valutare le persone e non le idee, di essere de-ideologizzato e di conseguenza libero, a differenza di noi poveri mortali. Il Movimento 5 Stelle ha un solo merito: ha un po’ “rotto le scatole” a questo giochino che laggiù facevano da una vita. Certo, lo ha fatto per circostanze casuali. I pentastellati, infatti, stavano per finirvi allo stesso modo. Poi l’eterogeneità, oltre a una serie di eventi imprevedibili, hanno deviato un percorso che si era già osservato con tutti i partiti precedenti, ufficialmente sempre proposizioni “alternative” di un’alternativa che non è mai esistita.

2. Odia i leader o le personalità di rilievo come se fossero la peste bubbonica. Ciò a causa della sua stramba concezione della storia: detesta anche solo sentir nominare Mussolini o Hitler, ma stranamente ha una riverenza per Napoleone Bonaparte. Ufficialmente parla male di Stalin, ma lo considera meno peggio, perché poi Stalin ha liberato l’Europa dal Nazismo. In compenso nelle fasi adolescenziali ha portato le magliette di Che Guevara.
Nell’attualità è completamente inutile spiegargli che avere una persona che decida, ovviamente su mandato degli altri, è necessaria. Futile impegnarsi a fargli capire che la personalità non abbia nulla a che fare con tirannidi, dittature o sanguinosi gulag (pardon, lager, perché per loro i gulag sono sì un crimine, ma di un’ideologia “buona” contro quella “cattiva” rapprentata dal nazifascimo). Non ce la fa. Educato dalla culla all’inconsistenza, ama i Bersani, i Grasso, qualcuno è riuscito ad amare perfino gli Ingroia. Sta così male che se per caso da elettore si trasforma in politico, magari scalando i vertici e candidandosi alle primarie, prima si svincola dalla definizione di “leader”, poi se ne autoproclama evitando però la definizione di ” capo”, fondamentalmente per non irritare i propri compagni. Il motivo? È consapevole della loro malattia mentale esattamente come della propria: e sa perfettamente che potrebbero reagire con una sorta di ictus.

3. Non riesce a capire che senza un minimo di gerarchia sia impossibile gestire qualsiasi settore, che sia un partito politico, un’azienda o un’amministrazione. Per l’elettore medio di “sinistra” tutti prendono le decisioni insieme, sempre, o quanto meno dovrebbero, e bisogna impegnarsi ogni santo giorno per mettere per forza tutti d’accordo. Anche a costo di non decidere all’infinito. Fame, sete, carestie o eventuali morti sono infinitamente meno importanti della sacra democrazia oltre ogni limite. Che di democratico, piccolo particolare, non ha niente.

L’antifascismo in assenza di fascismo ha creato, ebbene sì, anche questo.

(di Stelio Fergola)

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