Italia pronta ad aderire alla Via della Seta. Ma Washington frena



Redatto da Oltre la Linea.

L’Italia, ingabbiata in un’Unione Europea guidata dal direttorio franco-tedesco, che mina i nostri interessi nazionali sta tentando disperatamente di fare sponda sulle due grandi potenze: Stati Uniti e Cina. Da un lato abbiamo quindi Giorgetti e il suo recente viaggio a Washington, fatto per rassicurare l’alleato americano. Dall’altra il Movimento Cinque Stelle, che sembra invece guardare a Oriente, come dimostra il viaggio intrapreso dal vicepremier Luigi di Maio in Cina lo scorso novembre.

Il nostro Paese dovrebbe essere il primo ad aderire alla Via della Seta. La prossima visita del presidente Xi Jinping in Italia, che dovrebbe avvenire tra il 22 e il 24 marzo, potrebbe segnare un momento di svolta per le relazioni tra il nostro Paese e Pechino. La firma, come riporta Affariitaliani.it, potrebbe arrivare in Sicilia, a Palermo, che nella mappa del progetto cinese è uno snodo fondamentale per approdare al Mediterraneo e all’Europa. L’obiettivo della nostra diplomazia è arrivare alla firma del memorandum di intesa per il sostegno all’iniziativa One Belt One Road il programma infrastrutturale, economico e diplomatico messo in piedi dal presidente Xi Jinping.

Un campanello d’allarme per Washington, che si oppone all’adesione dell’Italia all’ambizioso progetto cinese, come racconta Il Corriere della Sera. «Noi vediamo la Belt and Road Initiative come un’iniziativa pensata dalla Cina per l’interesse della Cina, siamo scettici sull’adesione italiana». Firmato Garrett Marquis, portavoce del Consiglio per la Sicurezza nazionale della Casa Bianca. Come si prevedeva, è arrivata la dichiarazione contraria dell’amministrazione americana alla trattativa tra Italia e Cina per l’adesione alla Nuova Via della Seta.

Secondo informazioni raccolte dal Corriere a Washington, le perplessità dell’alleato americano sono state comunicate all’ambasciatore Piero Benassi, consigliere del presidente del Consiglio Giuseppe Conte; a Giancarlo Giorgetti, sottosegretario alla presidenza del Consiglio; ad Antonio Tajani, presidente dell’Europarlamento ed esponente di Forza Italia. Ora l’intervento di Garrett Marquis, che dice al Financial Times: «Noi vediamo la Belt and Road Initiative come un’iniziativa pensata dalla Cina per l’interesse della Cina».

Come scrive Pepe Escobar su Asia Times, l’italia avrebbe un ruolo cruciale nell’iniziativa cinese. Nel 2015 l’Italia, infatti, seguita dalla Francia, è stato il paese dove più di ogni altro i cinesi hanno investito: 10 miliardi di dollari in 5 anni, spartiti su oltre 300 aziende.

Nel 2016 Cosco ha acquistato il 51% del porto di Pireo, il punto di ingresso privilegiato per i prodotti cinesi in Europa. Le aziende cinesi vanno alla ricerca delle tecnologie di alto livello made-in-Europe, in grado di essere trasposte in una Cina che vanta la più grande rete ferroviaria ad alta velocità al mondo: oltre 20.000 km costruiti in pochi anni.

Il nostro Paese interessa a molti e non è affatto isolato, come dicono i salottieri opinionisti. Certo, è in una situazione non facile. Sta alla nostra diplomazia e alla nostra politica estera, sfruttare questo interesse per l’Italia a nostro vantaggio, senza appiattirci su posizioni che risulterebbero controproducenti per il nostro interesse nazionale.

(di Roberto Vivaldelli)

 

 

 

 

 

 

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