Umiliazioni, torture, lavori forzati. Come si vive in un carcere cinese


Umiliazioni, lavori forzati, torture. È quello che devono subire ogni giorno nelle prigioni cinesi i detenuti ed è quello che ha vissuto per sette anni e sette mesi Robert Rother. Il cittadino tedesco, che ha cominciato a giocare in Borsa a soli 13 anni e che si è trasferito a Shenzhen nel 2004 per fare affari in Cina, è stato recluso nel 2011 per reati finanziari e condannato a otto anni di carcere da trascorrere nella prigione di Dongguan. Uscito dal carcere il 19 dicembre 2018, la prima cosa che ha fatto appena ritornato ad Amburgo è stata telefonare a Der Spiegel: «Sono Robert Rother e aspetto di fare questa telefonata da sette anni».

L’INTERROGATORIO E LE MINACCE

Rother sostiene di essere innocente, di non avere mai derubato gli investitori che gli affidavano i loro capitali e di non avere provocato volontariamente perdite finanziarie per 21,3 milioni di dollari. La storia processuale però è la parte meno interessante delle vicende narrate dal broker. Il 20 maggio 2011, mentre si trovava nel suo bar preferito di Shenzhen, Lili M…



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