Rom, criminalità e gli stucchevoli sermoni “antirazzisti”



Redatto da Oltre la Linea.

Rom, categoria disprezzata, si dice. Vittime di razzismo, si dice. Chissà come mai. Aveva quasi 90 anni Anna Tomasino, l’anziana bastonata e uccisa a Roma. I carabinieri hanno fermato 5 rom ritenuti responsabili. Uno di loro si è costituito e ha permesso alle forze dell’ordine di catturare gli altri.

Secondo il racconto degli arrestati, il 5 maggio essi avrebbero raggiunto via Pizzo Bernini con lo scopo di derubare nell’abitazione dell’anziana donna, al secondo piano dello stabile. Infranto il vetro di una finestra l’avevano sorpresa a dare l’allarme ai vicini. Nel tentativo di bloccarla uno di loro l’avrebbe aggredita e tramortita.

Ma le urla della signora avevano già allertato i vicini, che hanno potuto osservare la fuga di due malviventi.

Si verifica insomma l’ennesimo caso di delinquenza da parte di una certa frangia etnica e culturale non nuova a simili azioni. Ma per le istituzioni, la politica e la stampa è meglio far finta di non vedere, discutere di singoli casi legali (come quelli della donna di Casal Bruciato) per poi ignorare un mondo che, nonostante i numeri statistici modesti, genera disagi ovunque. Però, per carità, non li chiamate zingari, che poi qualcuno s’offende.

Anche a Roma Nord la situazione è fuori controllo, e da anni. Labaro e Prima Porta hanno visto chiudere i campi rom ma non la gestione del problema. A Torre Maura sappiamo bene cosa è accaduto, al netto del tentativo ridicolo di mitizzare un ragazzino che ha detto il contrario di ciò che il 95% degli abitanti del quartiere pensava sull’arrivo dei 70 rom in zona.

Che i rom abbiano una propensione culturale al furto e all’illegalità è un dato di fatto. Fanno eccezione i Sinti, non a caso i più regolarizzati, fanno eccezione alcuni soggetti che tentano di vivere una vita normale, ma che spesso vengono “inseguiti” dalle famiglie che non vogliono lasciarli andare o che – peggio ancora – chiedono loro sussidi economici.

Ma a parte questo, il quadro del gruppo è ben noto. A tal proposito è ridicolo vedere che, oltre alla sinistra e tutti i sedicenti “antirazzisti”, la Chiesa lanci sermoni come quello di Papa Francesco, che se la prende con il “razzismo e la xenofobia” contro i rom invece di difendere le vittime degli abusi e dei furti.

Sappiamo che ormai dalle parti del Vaticano si è scelto di giocare una partita non solo contro il governo, ma contro gli onesti cittadini. Un approccio ormai di ampio respiro, che non si riflette solo nella difesa dell’indifendibile specifico (ovvero la cultura rom) ma anche generico. Solo così si spiega la vergognosa azione del cardinale Konrad Krajewski, che ha rotto i sigilli e riallacciato la corrente elettrica in un edificio dove vivono oltre 400 persone – ovviamente tutti irregolari – in via Santa Croce in Gerusalemme, sempre nella capitale. Persone che non pagavano la luce ma la rubavano. E continuano a rubarla in barba al rispetto delle regole. Deridendo i cittadini onesti, magari in difficoltà economiche pure più serie.

Nessuno può sostenere con certezza scientifica che ci sia un legame tra una cultura, un popolo e la criminalità. Almeno in generale. Esiste una importante eccezione, e si chiama popolo nomade. O rom. O zingari, se non avete paura di usare le parole. Evidente e stranoto da anni che il loro rifiuto di vivere civilmente in società sia frutto di un retaggio preciso, decisamente contrario alla legalità e alla normalità. Chi nella storia è riuscito a regolarizzarli, non a caso, lo ha fatto con il bastone e con procedimenti molto rigidi.

Tutto ciò si può ignorare o affrontare. Ma nel mondo liberal tutto ciò è pura utopia. Meglio continuare a lamentarsi del razzismo, piuttosto che di risolvere i problemi di cittadini innocenti e in sofferenza ormai tutti i giorni.

(di Stelio Fergola)

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