L’Era delle streghe, di Francesco Borgonovo



Redatto da Oltre la Linea.

Nel mondo dell’editoria, è giunto un libello destinato a generare scalpore, e ad arroventare gli animi di molti su una tematica contemporanea parecchio discussa: il femminismo. La casa editrice Altaforte Edizioni di Roma ha infatti lavorato (e condotto) all’uscita del libro “L’era delle streghe. Cronache dalla guerra del sesso”, di Francesco Borgonovo.

L’autore è un giornalista di Reggio Emilia, vicedirettore del giovane quotidiano La Verità ed articolista su Panorama, autore televisivo per la Rai e per La7. Tra i suoi libri si trovano: “Tagliagole. Jihad Corporation” (Bompiani Editore, Milano 2015); “L’impero dell’Islam. Il Sistema che uccide l’Europa” (Edizioni Bietti, Milano 2016); “Vita selvatica. Manuale di sopravvivenza alla modernità” (con Claudio Risé, Lindau Editore, Torino 2017); “Fermate le macchine! Come ci stanno rubando il lavoro, la salute e persino l’anima” (Sperling & Kupfer, Miano 2018).

L’era delle streghe

La sua ultima fatica è certamente volta – senza nascondimento alcuno – a suscitare polemica, perché coraggiosamente controcorrente. Un assaggio di tutto ciò è già coglibile nella prefazione, attraverso le parole del docente e psicoterapeuta Claudio Risé: «La natura prevede, infatti, che maschile e femminile si desiderino, si cerchino, si amino, si riproducano, continuando la vita del mondo umano e animale. Mentre noi (che come richiesto ci siamo allontanati dalla natura) ci stiamo odiando, ferendo, e soprattutto, riducendo a oggetti, cose: reificando. Senza quindi più riprodurci, come povere cose».

L’autore del provocatorio libro si districa nella narrazione di un vero e proprio scontro bellico di matrice ideologica, indetto da uno dei duellanti. Uno scontro perfettamente confacente ad un mondo di bipolarismi esacerbati ed esasperanti: un’era reificante nella quale è stato perduto il valore del dialogo. Lo spirito dei tempi è difatti quello della distruzione dell’opposto, o peggio, persino del complementare.

Francesco Borgonovo individua la battaglia condotta a spron battuto contro la figura del maschio, la sua funzione ed il suo ruolo. Soprattutto se bianco ed occidentale, esso assume i connotati di un mostro, simbolo di violenza e sopraffazione. Una considerazione che spesso le anti-eroine del MeToo portano innanzi, con idee pregiudiziali e foriere di un nuovo totalitarismo del pensiero.

Tuttavia, la domanda che spontaneamente sorge è: questa lotta, o presunta tale, ha avuto gli effetti sperati (o presunti tali)? Ha realmente contribuito all’emancipazione della donna? La disamina dell’autore è spietata, e fornisce come risposta un impietoso e categorico: “No“.

La rivoluzione – per la definitiva “liberazione dal patriarcato” – compiuta dalle femministe più appariscenti, non soltanto ha minato il terreno del dialogo ed estremizzato senza possibilità di redenzione le “putative colpe” del maschio, ma anche e soprattutto si è rivelata come un colpo di mano a favore di una ristretta élite, che poco ha a che fare con i reali problemi ed i quotidiani affanni dell’universo femminile.

“Tutto è molestia e tutti gli uomini sono molestatori”

Nel racconto di una realtà distorta, giunta a vette di ipocrisia dilagante, Francesco Borgonovo scrive senza mezzi termini: «Questa è la terribile eredità che ci lascia l’era delle streghe: tutto è molestia e tutti gli uomini sono molestatori. O meglio, lo sono tutti gli uomini bianchi occidentali. Il risultato di questa isteria, tuttavia, non è solo il processo al maschio, ma l’uccisione del sesso, dell’erotismo, della seduzione, del normale rapporto amicale, sentimentale e carnale fra uomini e donne. Curioso epilogo, per le élite allevate nell’atmosfera libertaria e scollacciata del Sessantotto. Si pensi solo alla nuova legge che entrerà in vigore a luglio in Svezia, secondo la quale un rapporto sessuale deve richiedere l’esplicito consenso di tutte le persone coinvolte. Non sarebbe necessaria la violenza affinché vi sia stupro, e neanche la ricostruzione di un dissenso esplicito: basterà dimostrare che non c’era assenso».

Prendendo a prestito con la massima umiltà, le parole del regista russo Tarkovskij: il compito dell’arte è sconvolgere. Se in quest’ultima rientra anche la letteratura, allora si potrebbe senz’ombra di dubbio supporre già adesso che l’Era delle Streghe di Francesco Borgonovo potrebbe indurre ad uno sconvolgimento. Molto preciso, mirato: ovverosia, quello degli animi di coloro che, a spada tratta, difendono lo status quo e le sue storture ideologiche, le sue demonizzazioni, le sue ipocrisie.

(di Lorenzo Franzoni)

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