Con Falcone, contro l’ “Antimafia di sinistra” che lo tradisce ogni giorno



Redatto da Oltre la Linea.

Il 23 maggio 1992 veniva assassinato Giovanni Falcone, uno dei più grandi eroi italiani di sempre. Ma quest’oggi non vorrei soltanto ricordare l’uomo. Vorrei metterlo a raffronto con l’appropriazione indebita che la sedicente “Antimafia di sinistra” ha attuato nei confronti della sua figura.

Una cultura dell’ “antimafia” che ovviamente non si definisce ufficialmente “di sinistra” ma di fatto fa il gioco di tutti i partiti che vi gravitano intorno, al netto dei loro presunti dissidi (dunque PD e i vari scissionisti storici, da RC fino ad arrivare a LeU o La Sinistra). Solita strategia utile ad appropriarsi del monopolio della verità e dell’etica.

Una cultura che però nelle proposte è quanto di più distante possa esistere da un uomo come Giovanni Falcone. Da un punto di vista professionale, di rigore etico, di buona fede.

Falcone era socialista, cosa ben nota. Ma politicamente non si esponeva mai. Parlava e criticava le istituzioni in generale, senza riferirsi per forza a questo o a quel partito. Alcuni procuratori odierni e anche sedicenti giornalisti antimafia la cui attribuzione della scorta di protezione personale ha radici e concretezze molto dubbie (sì, mi riferisco a Roberto Saviano e alla sua erede designata Federica Angeli, sulla quale andrà presto in onda sulla Rai anche un bel film celebrativo), non fanno altro che fare politica, tirare fuori un po’ di antifascismo a caso e, ovviamente, prendersela con bersagli esclusivamente su basi ideologiche. Piccoli e grandi.

Falcone non avrebbe mai tollerato la legalizzazione di qualsiasi tipo di droga, a differenza del Vate Saviano e di tutti i giovinastri che organizzano le manifestazioni esponendo la celebre immagine col suo volto accompagnato da quello di Paolo Borsellino. Gli stessi giovinastri che poi fumano volentieri qualche canna comprata dando del denaro ai traffici delle stesse organizzazioni che si dicono di voler combattere.

Falcone non avrebbe mai ostacolato un’idea che egli sostenne, come l’articolo 41bis, che predispone il carcere duro per i mafiosi, laddove la cultura sinistra (ma anche liberale di destra) si batte per le scarcerazioni dei mafiosi in grave stato di salute (lo si fece per Totò Riina), e qualcuno addirittura rilancia il tema dell’abolizione del carcere.

Ma se non altro, Internazionale è almeno coerente. Non scrive né celebra Falcone da 4 anni. Forse qualcuno si sarà vergognato. Cosa che non fanno gli altri, quelli che propongono la legalizzazione delle droge, la libertà per i criminali, i regimi carcerari deboli o scontati. Facendosi beffa e insultando due uomini che a tutte queste schifezze ipocrite avrebbero guardato con sincera pena.

Riposa sempre in pace, eroe Giovanni Falcone.

(di Stelio Fergola)

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