Francesco Amodeo: l’Unione Europea fu progettata in America



Redatto da Oltre la Linea.

Alla puntata di “Testa o croce” del 6 maggio 2019, condotta per Money.it da Fabio Frabetti, è stato intervistato il noto giornalista e blogger Francesco Amodeo. Come cittadino consapevole, ha portato avanti per lungo tempo un’inchiesta sulle origini dell’integrazione continentale, dando vita ad uno scomodissimo libro dal nome “La Matrix Europea”, basato su documenti ufficiali e per ciò stesso estremamente scomodo, in quanto non confutabile: non a caso, è stato censurato per anni (è stato edito nel 2014), e riscoperto soltanto recentemente (nel 2018) grazie al web. Di questa stessa indagine, ha parlato in questo incontro.

1) Cominciamo subito col definire che cosa sia la Matrix Europea: perché hai utilizzato proprio questi termini? Che valore e significato dai loro? E, soprattutto, perché vi siamo dentro?

“La Matrix Europea” è un libro-inchiesta che ho pubblicato nel 2014, balzato agli onori della cronaca soltanto con quasi cinque anni di ritardo. In esso, io offro una duplice prospettiva, simboleggiata dalla pillola rossa e dalla pillola blu: ovverosia, due maniere di vedere l’avvenuto svuotamento delle sovranità nazionali con l’entrata nell’Unione Europea e soprattutto nell’euro.

Do una doppia chiave di lettura: quella raccontata dal mainstream, edulcorata e mistificante; quella più attinente alla realtà dei fatti, corroborata e sostenuta da dati e documenti. Al termine di questa cronologia della dittatura, ordita ed attuata da quello che io chiamo il cartello finanziario, il lettore avrà deglutito la pillola per uscire dalla Matrix ed avrà una visione quantomeno diversa rispetto a quella martellante che probabilmente gli avranno fatto entrare in testa nel corso degli anni.

2) Quali sono le tappe di questa dittatura finanziaria? Quando parte questo progetto, messo in piedi con anni di anticipo?

Per quanto concerne l’Italia, la questione della creazione a tappe progressive di questo progetto risale all’anno 1981, con la famosa (e famigerata) separazione del Ministero del Tesoro dalla Banca d’Italia, attraverso uno scambio di lettere fra Andreatta e Ciampi. De facto, dal mio punto di vista, la prima perdita di sovranità monetaria avvenne in quel frangente, in quanto la Banca Centrale perse il ruolo di prestatrice illimitata di ultima istanza per i titoli di Stato invenduti: l’Italia, così facendo, si costrinse ad andare sui mercati finanziari, non potendo peraltro più controllare i tassi di interesse (consegnandosi ad essi, nella sostanza).

L’altra data importante è il 1992, anno dell’inizio della svendita del patrimonio pubblico italiano (aziende di Stato, banche pubbliche), decisa senza appello con la crociera sul Britannia, la nave dei reali inglesi che attraccò al porto di Civitavecchia: a bordo, vi era il gotha della finanza mondiale.

Erano saliti anche dei personaggi italiani di spicco, con ruoli anche di spessore. Draghi, Andreatta, Tremonti, ministri del governo e leader delle grandi aziende pubbliche. Poco dopo, vi fu un attacco speculativo massiccio nei confronti della lira (assieme alla sterlina inglese), condotto dall’hedge fund di George Sorosmai pentitosi -, che vendette valuta italiana allo scoperto, costringendola ad una svalutazione del 30%. La Banca d’Italia fu costretta a sborsare oltre 40 miliardi di dollari. Così, iniziarono ad acquistare tutti i nostri beni a prezzo di saldo.

Sempre nel 1992 vi fu il trattato di Maastricht, il vero grande inganno europeo, fortificatosi con il trattato di Lisbona, incostituzionali cessioni illegittime di potere d’imperio del popolo italiano sul suo territorio, col quale abbiamo ceduto le residue sovranità che, pur se molto flebilmente, ci erano rimaste. La Costituzione è stata fattualmente sottomessa e subordinata ai diktat continentali.

L’ultima data è il 2011, quando si attuò il golpe finanziario ai danni dell’Italia, che cooptò alla Presidenza del Consiglio Mario Monti, un governo tecnico perfetta espressione delle lobby della finanza speculativa internazionale. Egli non era semplicemente il rettore della Bocconi di Milano – l’unico aspetto che i media mainstream hanno dipinto sui teleschermi. Ma era anche, soprattutto, presidente europeo della Commissione Trilaterale (fondata da Rockefeller), membro del Direttivo del Gruppo Bilderberg, presidente della lobby belga Bruegel, membro per la Commissione per il Rilancio della Francia (il maggiore competitor dell’Italia, per inciso), ex dipendente di Goldman Sachs (la stessa banca d’affari che, in quei mesi, ha indotto la crisi sui mercati, facendo balzare in alto lo spread italiano).

In seguito, sono state compiute scelte politiche da parte di governi conniventi, che hanno attaccato i diritti dei lavoratori con il rispetto ossequioso e finanche religioso dei vincoli capestro europei. L’alta tassazione ha fatto chiudere, vendere od esternalizzare aziende. Molti imprenditori sono stati costretti a “suicidi di Stato” (definizione di Valerio Malvezzi). È aumentata la povertà, e il lavoro è stato flessibilizzato ed espropriato di garanzie, mentre è aumentata l’emigrazione dal Bel Paese.

Inoltre, sono state apposte una serie di firme a provvedimenti a tutto vantaggio del sistema bancario e del suo attualmente perverso modello di funzionamento. L’Italia ha aderito al MES, il Meccanismo Europeo di Stabilità, un fondo salva-banche. Sono stati restituiti con anticipo (da Monti) 4 miliardi di euro per derivati tossici alla banca d’affari americana Morgan Stanley, grazie alla clausola di uscita anticipata; ci sono stati i cosiddetti “Monti-bond” al Monte dei Paschi di Siena. È stato firmato il Fiscal Compact ed introdotto il pareggio di bilancio in Costituzione (articolo 81).

Insomma, una serie di azioni mirate alla distruzione dei popoli e della democrazia. Del resto, Monti proveniva dallo stesso cartello finanziario di cui facevano (e fanno) parte anche Mario Draghi (BCE) e Lucas Papademos (ex Primo Ministro greco dal 2011 al 2012), tutti coinvolti in quella famosa settimana del novembre del 2011.

3) Quindi, secondo te, fu un colpo di Stato la caduta del governo Berlusconi?

Un colpo di Stato finanziario, orchestrato e portato avanti nei minimi dettagli. Peraltro, io nel giugno del 2011 mi trovavo a Saint Moritz, davanti all’hotel che stava ospitando la riunione annuale del Bilderberg (con uomini della grande finanza, dei fondi speculativi, delle Banche Centrali, politici consumati, rampolli reali, ecc…). Si erano riuniti non in segretezza, ma legati da un accordo di non-divulgazione e nella censura dei grandi media.

Membri del direttivo erano niente di meno che… Jean-Claude Trichet, all’epoca a capo della Banca Centrale Europea, Peter Sutherland, a capo della Goldman Sachs, Josef Ackermann, della Deutsche Bank, Mario Monti, che nell’ottobre di quell’anno divenne pure presidente europeo della Commissione Trilaterale.

Dopo quella riunione, i grandi giornali economici italiani si chiedevano: «Come mai la Deutsche Bank ci sbatte all’inferno, vendendo massicciamente i nostri titoli di Stato (l’88% di quelli nel loro portafoglio)?»; «Come mai la Goldman Sachs ha innestato la vendita dei BTP?».

Un ruolo di spessore, nell’indotta crisi del governo italiano, fu ricoperto dalla BCE, che con una lettera di Trichet e Draghi fondamentalmente chiedeva di appoggiare il governo tecnico che sarebbe venuto in essere, con la minaccia di mandare in rovina l’Italia, impostando le cose da fare.

Esattamente quelle “riforme strutturali” che così diligentemente Monti applicò. Misure assurde, illogiche, di cui giovarono soltanto i grandi magnati della finanza speculativa. Insomma, furono la BCE, la Goldman Sachs e la Deutsche Bank ad indurre la crisi sui mercati dei BTP italiani, causando a loro volta la crisi dello spread e coltivando così, con fretta e ferocia, l’humus fertile per un cambio di governo a Palazzo Chigi, rovesciando una maggioranza democraticamente eletta.

4) Alcuni nostri ospiti pro-euro – fra cui Michele Boldrin, ma non è stato l’unico – hanno usato la terminologia “infantilismo italiano” per definire l’atto di attribuire a cause esterne la scaturigine dei mali italiani, i quali invece sarebbero da tempo datati ed interni al tessuto del Paese. Che cosa ne pensi di questa prospettiva?

Nella migliore delle ipotesi, queste cose si ignorano. Nella peggiore, peraltro la più comune, si è in malafede. I problemi di questo Paese li avevamo anche quando eravamo la quarta potenza mondiale, anzi all’epoca erano forse ancora più accentuati. Eppure, ciò non impedì al Corriere della Sera di riportare in prima pagina nel maggio del 1991 la realtà dei fatti, ovverosia che ci collocavamo, come Italia, tra i migliori al mondo a livello industriale (in compagnia di Stati Uniti, Unione Sovietica, Giappone e Germania).

Soltanto 20 anni dopo, il famoso titolo del Sole24Ore “Fate presto” ribaltava completamente queste fattezze, annoverandoci nei PIIGS, i maiali d’Europa (Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia, Spagna). Cosa possa aver portato ad una metamorfosi tanto clamorosa, non può di certo ricondursi a mere cause interne. Sono stati bruciati miliardi (aziende pubbliche, banche pubbliche e così via) sull’altare della finanza speculativa grazie a svendite, privatizzazioni ed altre simili operazioni. Un sacrificio ai mercati, obbligato da un cappio al collo che venne in essere da Maastricht in poi.

Dal mio punto di vista, per spostare il focus del discorso sul fulcro del problema, il dibattito di uscita o meno dall’euro non può addurre soltanto delle cause di tipo economico: così facendo, è sterile. Nel mio libro “La Matrix Europea” dedico un capitolo a questa questione, parlando accoratamente agli economisti anti-euro. Perché continuate ad indicare l’arma del delitto, ma non l’assassino che l’ha impugnata e che tuttora la impugna, e con esso i suoi mandanti?

Non sono stati errori di percorso cui si possa porre rimedio. Non sono proprio stati errori: esistono dei documenti ufficiali che dimostrano in maniera incontrovertibile che questa era l’esatta evoluzione desiderata per il processo di integrazione europea. Non esiste alcun sogno europeo: questa Europa è nata per essere l’incubo dei lavoratori, dei popoli e delle democrazie, ed il sogno delle oligarchie finanziarie che per decenni hanno spinto per realizzare questa unione nel Vecchio Continente.

Detto così, potrebbe parere una teoria del complotto, ma quello che io dico spesso è che «Un complottista è colui che racconta cose incredibili che non possono essere dimostrate, mentre io ho dimostrato cose incredibili che non potevano essere raccontate».

Voglio adoperare una metafora semplice, affinché tutti i fruitori possano comprendere di che cosa sto parlando. Se un amico fidato mi dà una caramella, io la accetto, proprio perché di lui mi fido. Tuttavia, poco dopo avverto forti dolori addominali, che non collegherò quindi mai a chi mi ha dato la caramella. Proverò ad aspettare, a curarmi, perdendo però del tempo prezioso, poiché di certo non potrò pensare alla malafede dell’amico.

Questo è esattamente ciò che abbiamo patito con l’euro. I sintomi dell’avvelenamento li abbiamo percepiti sin da subito, ma abbiamo creduto nella buona fede del sogno che ci era stato propinato («Lavoreremo un giorno in meno, guadagnando come se lavorassimo un giorno in più», Prodi dixit).

Invece, se io ricevo una caramella da un estraneo, e poco dopo patisco dolori, è naturale che io mi informi, chieda chi costui fosse, e mi vengono a dire che potrebbe essere un serial killer che avvelena le persone, ma del cui crimine non sono mai state trovate delle prove. Andrei subito a fare una lavanda gastrica, senza aspettare l’evolvere dei dolori e del circolo velenifero nel mio corpo.

Ecco, chi ci ha portato nell’euro erano dei serial killer delle democrazie. Si può rintracciare tutto ciò in un articolo del Telegraph, del 2000 e con la prestigiosa firma di Ambrose Evans-Pritchard. In esso, si evidenziavano i contenuti di importanti documenti americani, desecretati proprio allo scoccare del Nuovo Millennio e portati alla luce negli Stati Uniti dal ricercatore Joshua Paul. Mai ripresi in Italia.

Da essi si evince che il progetto di unione monetaria europea era nato dalla collaborazione fra oligarchie finanziare e servizi segreti d’oltreoceano. Volevano finanziare i federalisti europei per ottenere un super-Stato eterodiretto, svincolato da ogni controllo democratico, con una moneta unica slegata dalle politiche dei governi.

Per farlo, si sono dotati di un Comitato, più precisamente l’American Committee on United Europe (ACUE), i cui presidenti coincisero esattamente con quelli della CIA. Il primo fu William Donovan, ex capo degli Uffici Strategici della Seconda Guerra Mondiale, ed il suo vice fu Allen Dulles, direttore della CIA. Assieme a loro, Walter Smith, sempre uomo di primo piano della CIA, e Paul Hoffman, colui che presiedette al Piano Marshall per la ricostruzione degli Stati europei distrutti dalla guerra (oltre che Presidente della Ford Foundation). Principali finanziatori: la dinastia Rockefeller.

5) Secondo te, questo processo è arrivato a compimento, o ci sono altre tappe?

Questo processo è giunto pienamente a compimento. Negli anni Cinquanta crearono l’ACUE, legato a doppia mandata alla CIA, i cui lauti finanziamenti erano destinati per il 60% al Movimento Europeo, primo propugnatore dell’integrazione continentale. Tutti i cosiddetti Padri Fondatori dell’Europa unita (Schumann, Monet, Giscard, De Gasperi, Spinelli, ecc…) ne hanno fatto parte, ed anzi ne sono stati pure presidenti.

Ora, secondo voi, essendo che l’ACUE era finanziato dai Rockefeller e dai Ford, come poteva essere anche soltanto immaginabile che le grandi oligarchie finanziarie americane scegliessero di sovvenzionare e sponsorizzare il progetto di un’Unione Europea per il bene dei popoli e delle rispettive democrazie? Senza ombra di dubbio, avrebbero prediletto un organismo da loro stessi eterodiretto: e così è stato.

Questi documenti, enuncianti i succitati piani, vennero alla luce ancora nel 2000 grazie al Telegraph, che peraltro riprese tale questione pure in un suo pezzo del 2016, sempre a firma di Evans-Pritchard. In questo articolo si enunciava come una delle cause scatenanti della Brexit fosse stata proprio il fatto che si fosse scoperto che l’Unione Europea era nata come progetto delle oligarchie americane.

Queste stesse oligarchie avevano avuto interesse a creare un’Europa unita, scopo in direzione del quale essere dettero vita all’ACUE, progettarono la moneta unica, finanziarono il Movimento Europeo… Ma come avevano potuto farlo? Cioè, come le grandi oligarchie europee ed americane, i grandi banchieri, i capi di Stato, i leader delle multinazionali avevano potuto parlare fittamente, ed in segretezza totale, per realizzare un progetto così gargantuesco, nella sua mole di lavoro? Quale era il trait d’union? Da qui, è nata la mia ricerca come cittadino consapevole, sfociata poi nel libro “La Matrix Europea”.

6) Ti volevo poi chiedere, in merito: l’impoverimento dell’Italia è stato un effetto collaterale di questo progetto di matrice americana, oppure direttamente una delle sue finalità?

Nella maniera più assoluta, una delle sue finalità. Creare un super-Stato europeo, scevro di principi democratici, era un’operazione finalizzata a mettere a tacere i popoli e le loro istanze, oltre che i loro diritti. Basti pensare che nel 1954 il Club Bilderberg, associazione di categoria dell’alta finanza, nacque su iniziativa del presidente della Rockefeller Foundation e… del Presidente del Movimento Europeo, Jozef Retinger. Ecco il trait d’union di cui dicevo prima: il luogo ufficiale, ma con segretezza, dove avrebbero potuto riunirsi per ingabbiare le democrazie e togliere sovranità ai popoli.

Il quadro è perciò abbastanza chiaro: il Comitato americano finanzia il Movimento Europeo, che dà vita al progetto di integrazione continentale, mentre le oligarchie si riuniscono pacificamente in luoghi di potere quali il Bilderberg e la Commissione Trilaterale. Non a caso, a capo del Progetto europeo per l’unione monetaria fu messo un uomo del Bilderberg, Etienne Davignon, e così tanti altri. Il progetto per silenziare le istanze democratiche e portare avanti gli interessi dell’alta finanza era stato studiato nei minimi dettagli: e come tale messo in atto.

Gli interessi da perpetuare erano quelli del grande capitale. Ciò significava abbassare i salari, espropriare i lavoratori dei loro diritti, creare sempre più irreversibilmente un’interdipendenza fra gli Stati a livello economico, basare ogni strategia sul profitto e non sul benessere delle persone. Laddove – “The crisis of democracy” dixit – «la democrazia non è sempre applicabile».

Le istituzioni europee dovevano per ciò stesso essere innocue nei loro confronti, anzi meglio se colluse con i loro interessi. Non a caso, il Parlamento europeo è elettivo ma non ha potere legislativo. La BCE è indipendente e non garantisce i debiti sovrani, come qualunque Banca Centrale dovrebbe fare. Si tratta, insomma, di un involucro democratico vacuo, senza significato.

7) L’attuale governo “giallo-verde” viene definito sovranista. Secondo te, ci sarà un effettivo cambiamento, oppure questo involucro vuoto canalizzerà il dissenso verso acque più tranquille e meno pericolose (per le oligarchie)?

Se il governo penta-leghista sta fingendo di voler rimanere in questa gabbia, in attesa di poter cambiare la composizione del Parlamento e della Commissione europei, allora potrebbe trattarsi di una strategia, alla quale vale la pena concedere il dovuto tempo. Se invece nulla cambierà – come io credo, e come è quasi logico che sia -, a quel punto o si decide di abbandonare tutto – come sostenuto da Claudio Borghi – per intraprendere la via di salvezza e del ritorno alla sovranità nazionale, oppure anche loro saranno stati parte inconsapevole di questo progetto.

8) Un progetto così predominante, una spada di Damocle di tal fatta sulle nostre teste, permetterebbe tuttavia l’uscita dall’Unione Europea ed il ritorno effettivo alla sovranità?

In questo periodo, assolutamente sì. Basti pensare che gli stessi americani ora sono stanchi di questo progetto, nato negli anni Cinquanta in funzione anti-sovietica ed oggi preso in carico dal duo franco-tedesco, scomodo specialmente per l’esagerato surplus commerciale della Germania, favorita da un euro nettamente più debole rispetto al marco. Un’Italia che torni ad essere forte sarebbe molto utile, in funzione di rompere il giocattolo sleale di Berlino.

9) Per concludere: gli articoli del Telegraph, che tu hai citato, dimostrano che all’estero si disquisisce di tutto ciò. Mentre, in Italia, non esiste un organo di stampa di pari livello che ne parli.

Questi documenti, portati alla luce in Gran Bretagna, sono ufficiali, ed è paradossale che in Italia non se ne sia parlato. Si può dare loro il beneficio del dubbio, ma quantomeno tali fatti avrebbero dovuto essere portati all’attenzione dell’opinione pubblica italiana.

Vorrei aggiungere a riguardo un’ultima cosa. Nel suo “Diario europeo”, Altiero Spinelli non racconta del sogno europeo avuto a Ventotene, bensì dei suoi viaggi a Washington e New York, nei quali incontrò il Presidente della CIA ed il responsabile dell’ACUE, «entusiasti [del suo] piano».

Scrisse: «Donovan si è impegnato formalmente a cercare fondi. […] Ha approvato la mia decisione che sia io a dirigere l’operazione. […] Praticamente ho ottenuto la garanzia dell’appoggio della Ford Foundation, della Rockefeller Foundation, dell’American Committee on United Europe. Ora Monet non ha scelta: deve stare con me, o sparirà».

Altro che sogno europeo nella graziosa isola di Ventotene in esilio. L’Unione Europea è stata decisa oltreoceano, parlando con i servizi segreti americani, cercando fondi dalle grandi oligarchie e dai grandi gruppi finanziari ed industriali. Per questo dobbiamo uscire da questo incubo europeo.

(di Lorenzo Franzoni)

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