A un anno dal crollo del Ponte Morandi cosa si prospetta per l’Italia?



Redatto da Oltre la Linea.

In Italia, si sa, per risalire bisogna toccare il fondo: il Ponte Morandi sarà pure crollato, ma non ci ha spezzato. Un anno esatto è passato dalla terribile catastrofe del ponte che spezzandosi ha portato con sé 43 persone innocenti, vittime di un paese dove l’incuria è diventata normalità. La città di Genova, la Liguria e l’Italia intera non si sono però arresi: è questa la nostra forza, affrontare ogni calamità con tenacia e spirito di sacrificio.

Eppure a noi non bastano le lacrime dei politici, i grandi discorsi o i litigi e gli attacchi inferociti: vogliamo fatti. Parlare va bene, ma se alle parole non seguono le azioni allora si che l’italiano -perdonate il francesismo- s’incazza.

Oggi le parole di Marco Bucci, sindaco di Genova, richiamano al silenzio ed alla compostezza:

“Stringiamoci insieme, sentiamoci comunità […] Invito tutti i cittadini genovesi a partecipare alla cerimonia in memoria delle vittime di #ponteMorandi. A chi non potrà intervenire chiedo comunque di osservare un momento di raccoglimento alle 11.36, in qualsiasi posto si trovi. Stringiamoci idealmente insieme per ricordare le persone che hanno perso la vita in quel tragico evento e per sentirci ancora una volta comunità unita, come abbiamo dimostrato in questo anno trascorso. L’appuntamento è alle ore 10 nei pressi dell’area della nuova Pila 9 del futuro viadotto sul Polcevera”

Ponte Morandi un anno dopo

Ma cosa ci rimane, a distanza di un anno, di tutte quelle grida, di quegli insulti e di quelle discussioni interminabili? Autostrade, la scelleratia Atlantia, Benetton e company, continuano a gestire la rete autostradale, guadagnando fior fior di quattrini alla faccia delle vittime.

Sono i familiari dei morti a gridare alto il loro giusto sdegno e la loro legittima rabbia:

“Domani abbiamo la possibilità di esprimere il nostro dissenso per il fatto che Autostrade continui ad avere le concessioni sulla gestione della rete”

Ma gridare il proprio sdegno ci porterà da qualche parte? dovrebbe. Eppure la nostra classe dirigente non fa che riconsegnarci cenere e parole al vento. Fare polemica in un giorno come questo è però ingiusto, sia verso i morti sia verso chi si è adoperato con sudore e fatica a sistemare, aiutare e sostenere chi è stato colpito dalla tragedia.

Perché in fondo è questo che fa l’italiano: si tira su le maniche e lavora, alla faccia dei politicanti e delle polemiche. L’Italiano onesto suda in silenzio, facendo quello che può.

A un anno cosa ci rimane, dunque? Poco, un pugno di polvere forse, ma tanta, tanta voglia di riscattarsi.

(Fausto Andrea Marconi)

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