Il Partito Radicale Serbo: intervista a Dragan Pilipovic



Redatto da Oltre la Linea.

Durante la missione di Una voce nel silenzio in Kosovo mi sono fermato a Belgrado per intervistare alcuni politici locali. Tra questi Dragan Pilipovic, responsabile dell’informazione e della comunicazione del Partito Radicale Serbo. A marzo in Serbia ci saranno nuove elezioni ed il clima è molto teso soprattutto per la questione del Kosovo, quale sarà lo scacchiere politico serbo? Iniziamo a scoprirlo.

Partito Radicale Serbo

Com’è nato il Partito Radicale Serbo e quali sono i vostri valori fondamentali?
Il partito, il Partito Radicale Serbo (Srpska radikalna stranka), è nato nel 1991 e fu il primo partito costituito dopo la fine del Comunismo. Fu creato dalla fusione tra il Partito radicale Popolare guidato da Tomislav Nikolić (che diventerà Presidente della Repubblica Serba dal 2012 al 2017) e il movimento Cetnico serbo di Vojislav Šešelj. Il movimento Cetnico ha legami profondi con l’Italia in quanto durante la Seconda guerra mondiale furono moltissime le collaborazioni tra cetnici e fascisti.

Il partito si candidò nel 1991 alle presidenziali prendendo però solo il 5% per via dell’ostruzionismo fatto dai media; il nostro candidato apparve infatti una sola volta in televisione. Già nel 1992 però, alle politiche, prendemmo quasi il 23% e circa 70 deputati. Ad oggi abbiamo 23 parlamentari e molti rappresentanti nelle istituzioni locali.

Per quanto riguarda i nostri valori, il partito è fortemente patriottico e ritiene che Kosovo e Bosnia siano due regioni della Serbia; inoltre siamo contrari all’ingresso della Serbia nell’UE e, per quest motivo, siamo sempre stati osteggiati dai poteri forti. Crediamo inoltre nell’importanza della fede religiosa e della Famiglia tradizionale.

Dato che voi siete contro l’ingresso della Serbia nell’Unione Europea e quest’anno ricorrono i venti anni dai bombardamenti su Belgrado, come vedete la presenza della NATO ancora oggi in Kosovo? Per voi è cambiato qualcosa o siete sempre contro la NATO?
Ovviamente la Nato ha lasciato una ferita profonda in Kosovo e non è facile accettarla. Oggi noi riteniamo che il Kosovo sia occupato con il benestare della NATO anche se, purtroppo, senza i militari oggi il Kosovo sarebbe completamente albanese; è quindi un cane che si morde la coda. Un altro problema importante è che il Kosovo ha deciso di creare un esercito violando qualsiasi trattato internazionale, la NATO ora cosa farà? La popolazione serba non potrà certamente di essere difesa da un fantomatico esercito kosovaro!

Il suo partito ha partecipato alle manifestazioni contro Vučić?
Non proprio, tra i manifestanti c’è chi è propenso all’Unione Europea ed è contrario ad alcuni progetti russi. L’opposizione comunque non si è mai ribellata contro il Governo anche se non si vede nessun cambiamento, nessun miglioramento. Noi preferiamo continuare sulla nostra strada e fare opposizione seria e… radicale!

A marzo 2020 ci saranno le elezioni parlamentari in Serbia, come vedi la situazione politica ad oggi?
Il Partito di Vučić è molto forte, soprattutto perché controlla tutte le televisioni. Noi speriamo di attestarci intorno al 6% e vedremo se fare coalizione con altri partiti. Quello che è certo è che uno dei punti focali delle prossime elezioni sarà il Kosovo, Vučić sa benissimo che trovare un accordo oggi sulla spartizione del Kosovo significherebbe perdere per decenni le elezioni, quindi sta molto attento.

Il Partito Radicale Serbo ha delle roccaforti soprattutto fuori dalle grosse città ormai diventate liberali e liberiste e guardiamo con favore l’ondata di partiti identitari che stanno facendo bene in tutta Europa e, soprattutto in Italia con la Lega, speriamo che questo vento patriottico scuota anche la nostra Serbia!

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(Di Stefano Pavesi)

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